Inaugurata la sartoria sociale “La Téranga”

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La sartoria sociale “La Téranga” ha inaugurato, lunedì 31 maggio ’21, il punto vendita con laboratorio nel pieno centro della città di Andria, in Via Pascoli 7.

Sulla porta d’ingresso risalta in bellavista il logo de “La Téranga”: una barchetta di carta in mezzo al mare che sembra fragile e precaria. Un’onda anomala o un soffio di vento potrebbe affondarla. Invece, la nostra barchetta di carta in quattro anni ha solcato mari sereni e agitati, ha attraversato in compagnia tanti orizzonti e ora è approdata in questo nuovo porto. La sartoria sociale, che non è solo un’occasione per creare una vetrina dei manufatti, attentamente lavorati, cuciti e personalizzati dai sarti della Tèranga e dagli ospiti della Comunità Migrantesliberi, è anche uno spazio che adotta come filosofia quella della riparazione e del riuso. La sartoria sociale diventa così un luogo di piccola imprenditorialità etica, con una grande attenzione alle persone e all’ambiente.
È grazie alla fiducia dei tanti che credono nel nostro progetto e a chi si è soffermato sul valore dei manufatti: non solo prodotti sartoriali, ma storie di rinascita. Il giorno dell’inaugurazione di questa nuova progettualità, sostenuta anche dall’8xmille della Chiesa Cattolica tramite la Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana e della Diocesi di Andria, è un giorno non scelto a caso: il 31 di Maggio la chiesa ricorda la visita che Maria Vergine fece alla sua parente Elisabetta dopo avere ricevuto l’annuncio che sarebbe diventata madre di Gesù per opera dello Spirito Santo.

All’angelo inviato da Dio, Maria risponde: “Ecco la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola” (Lc 1,38). Maria si lascia forgiare dalla Parola, riceve forma dalla parola di Dio che ascolta. L’Angelo che visita Maria, non le dice che cosa deve fare, in che cosa praticamente consista il suo servizio. Non riceve nessun ordine di servizio, nessun compito. Con l’intelligenza dell’amore, parte e si mette al servizio di Elisabetta. Nessuno glielo ha ordinato o commissionato.

Maria, “si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda” (cf Lc 1,39). L’espressione “in fretta”, indica un atteggiamento di attenzione, di rapidità. Maria è visitata, ma visita chi è lontano. La verità dell’amore è dimostrata dalla “rapidità di correre verso gli altri”.

Nella vita quotidiana, in famiglia, in comunità, nei centri di carità e in tanti altri luoghi spesso si suddividono i compiti, i servizi e questo facilita la vita, l’organizzazione, ma c’è il rischio di fermarsi ai ruoli prefissati, alle abitudini, e di dimenticare che il servizio dell’amore, della prossimità, richiede creatività, disponibilità, chiede l’intelligenza del cuore che sa anticipare i bisogni dell’altro. Visitare implica uscire dalla propria casa, dal proprio ego, dalle proprie abitudini.

Questo punto vendita, meglio, di incontro e di prossimità è, anche, segnato da situazioni di povertà e di emarginazione, di mancanze; tante storie esistenziali diverse e sfilacciate.

L’incontro quindi diventa concretezza non nega l’alterità, ma riconosce, intreccia e tesse.

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